Nube radioattiva seconda puntata

In un nostro precedente post vi avevamo parlato di una nube radioattiva i cui effetti sono stati misurati in parte dell’Europa tra ottobre e novembre.
Torniamo sull’argomento perché la Russia ha ammesso la presenza di Rutenio 106 in concentrazioni circa 1000 volte superiori ai valori normali nel periodo in esame.
La novità è quindi nel fatto che anche la Russia ha messo a disposizione i propri dati, ma questi non ci aiutano a capire l’origine dell’incidente.
L’area di maggiore concentrazione sarebbe in prossimità del sito nucleare di Mayak ma gli esperti escludono che si tratti di un incidente in questo impianto: in questo caso si sarebbero infatti rilevati numerosi altri isotopi in concentrazioni facilmente misurabili.
Rimane quindi il dubbio di cosa sia successo nell’area in esame. Il Rutenio 106 è usato in medicina nucleare e nell’industria aerospaziale ma nessun incidente di questo tipo è documentato nel periodo e nell’area in esame. Sta di fatto che, sebbene in concentrazioni ritenute assolutamente sicure, una nube dell’isotopo in questione ha attraversato un’area che va dal Kazakistan alla Francia.

Stefano Massera